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Storia di Carpeneto - Storia di Carpeneto 5

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Storia di Carpeneto
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Nel 1500 Carpeneto passò in feudo ai Tortonesi, nobili d’Alba e nel 1567 ai Roberti d’Acqui. Venne poi la volta dei duchi di Mantova. Nel 1589 Vincenzo Gonzaga I, duca di Mantova e di Monferrato, ratificò gli Statuti di carpeneto.

PiazzaNel 1630 la peste, portata in Italia dai Lanzichenecchi, colpì Carpeneto: durante l’epidemia le chiese del paese furono adibite a lazzaretti e furono edificate cappelle votive.

Nel 1643 la cavalleria spagnola saccheggiò Carpeneto e lo stesso fecero i Francesi nel 1644. Sono ancora visibili sulle mura e fortificazioni del castello le ricostruzioni seguenti alle distruzioni di quegli anni.

Gli Statuti di Carpeneto vennero ratificati da Ferdinando e nel 1635 da Carlo I duca di Gonzaga Nevers e Rethel. In seguito il Monferrato fu ceduto a Vittorio Amedeo II. Re di Sicilia prima e di Sardegna poi.

Piazza di CarpenetoLo spirito di indipendenza dei carpenetesi emerse anche durante la guerra di successione di Spagna: essi chiesero ed ottennero dal principe Eugenio di Savoia, generalissimo delle truppe austriache in Italia, un "salvacondotto", in lingua italiana e tedesca, con concessione di privilegi. Il Codice di leggi di Amedeo II tolse le libertà politiche anche ai carpenetesi, ma lasciò inalterate quelle amministrative.

I Bandi Campestri del 1733 sono l’ultima testimonianza della libertà goduta dalla comunità carpenetese.

Casa Savoia dal 1713 al 1815 (dal trattato di Utrecht e Radstad a quello di Vienna) tenne Carpeneto in particolare considerazione, concedendo privilegi. Vittorio Amedeo II contribuì alla costruzione della chiesa parrocchiale di stile barocco e dell’annesso campanile, terminato nel 1726.

Scorcio piazza CarpenetoEntro le mura del castello si trova una piccola chiesa dedicata a Sant’Antunin, risalente al X secolo. Questa chiesa, una delle più antiche del Monferrato, fu dedicata in origine a S. Siro (vescovo do Genova nel 1300). Da un documento genovese del 1137 si sa che i monaci di S. Siro di Genova avevano possedimenti in territorio di Carpeneto.

Più tardi la chiesa fu dedicata a S. Martino. Nella chiesa furono ricoverati gli appestati e nelle opere di disinfezione, scoppiò un incendio le cui tracce sono ancora visibili. Nel 1696, il marchese Antonio Grillo la fece restaurare dedicandola a Maria Deipara e a S. Antonio da Padova. Nell’archivio della parrocchia è stato ritrovato un documento in cui si legge: "Con istrumento rogito Notaro Saverio Federico da Napoli, il 1° settembre 1780, la Cappellania laicale sotto il nome di S. Antonio da Padova, di spettanza di S.E. il Duca di Mandragone, Marchese Grillo, ha l’obbligazione della S. Messa cotidiana, cioè Messe annue 364". Le chiese di S. Antonino e S. Giorgio, durante le guerre, vennero utilizzate come quartieri delle truppe e per i corpi di guardia. Nel 1799 soggiornarono in esse i cosacchi di Suvaroff e nel 1821 i croati Bubna dopo la disfatta di Novara.


 

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